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Iorestoacasa
Come affrontarlo?
Fonte: Dott.ssa Roberta La Barbera Psicoterapeuta E Psicologa
Iorestoacasa Qualche settimana fa ci era stato suggerito di restare a casa per diminuire la probabilità di far propagare il contagio del Coronavirus, da una settimana il Governo ci ha obbligato a farlo, visto che molti non avevano seguito il suggerimento continuando la loro vita di sempre.
E adesso siamo tutti a casa. Come vivere questo momento? Come farlo insieme ai nostri bambini?
Questa pandemia ci ha messo di fronte a delle difficoltà che mai avremmo immaginato di vivere.
In primis ha limitato la nostra libertà personale e vivendo in una democrazia chi di noi avrebbe mai pensato di non poter fare tutto quello che vuole? Di dover rendere conto alle autorità anche degli spostamenti per noi più scontati: andare a fare la spesa, andare a lavorare. Uscire da casa con un’autocertificazione e vedere le strade vuote e i posti di blocco lì pronti a controllare i nostri movimenti.
Siamo stati abituati al “volere è potere”, “se vuoi puoi”, “tutto è possibile, basta volerlo” etc. etc.
Ma oggi facciamo i conti con il “non puoi”, “questo non si può fare”, “puoi a patto che…”.
È questo un periodo che è difficile da affrontare più per gli adulti che non per i bambini.
Dobbiamo rivedere molte delle nostre abitudini, dei nostri rituali quotidiani, dei nostri interessi e soprattutto non abbiamo, in questo momento, agenzie esterne alle quali delegare la gestione del nostro tempo e di quello dei nostri figli.
Un tempo che non bastava mai, un tempo sempre da inseguire, sempre riempito di tante cose da fare è diventato un tempo dilatato, lento, illimitato ed incommensurabile.
Come affrontiamo la voragine che il tempo dilatato ci apre?
Una preoccupazione diffusa in questo momento è come evitare la noia, nostra e dei nostri figli.
Il mio contributo non punta a fornire delle attività da fare insieme ai nostri bambini e ragazzi, di queste il web ne è pieno. Punta a farci riflettere sulla possibilità di trasformare un problema in un’opportunità.
Cambiare abitudini significa in primo luogo concentrarsi sulle possibilità e non sui limiti. Se continuiamo a pensare alla nostra vita “prima del coronavirus” non faremo altro che vedere limitazioni, impossibilità, ostacoli: “non posso lavorare”, “non posso andare in palestra”, “non posso uscire con gli amici”, “non posso andare a divertirmi”, e la lista può continuare all’infinito.
Siamo consapevoli che ci sono tanti di noi che si trovano a fronteggiare emergenze lavorative, preoccupati non tanto di restare a casa ma della sussistenza della propria famiglia ma non è di questa grave problematica che mi è stato chiesto di parlare.
Al di là di ciò, con tutta la preoccupazione ed il rispetto che meritano, come affrontiamo la nostra permanenza a casa?
Cambiare abitudini significa, come già detto, non focalizzarci su ciò che non possiamo più fare ma cambiare la nostra visione della nostra vita in questo momento.
Nello studio che condivido con alcuni colleghi abbiamo scelto di affiggere in sala d’attesa un’immagine che invita a non vedere il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno ma a cambiare bicchiere.
È questo quello che adesso siamo chiamati a fare per il benessere nostro e della nostra famiglia: cambiare bicchiere.
Cambiare bicchiere, cambiare la visione delle cose, rivalutare le priorità.
Se può aiutare un’immagine è come se noi stessimo giocando a poker con delle carte e stessimo facendo il nostro gioco, all’improvviso una folata di vento mischia queste carte e ce ne ritroviamo delle altre: non possiamo più perseguire il gioco che stavamo facendo ma dobbiamo cambiarlo.
Il coronavirus ha modificato le carte che abbiamo in mano ed è con queste che dobbiamo fare il nostro gioco nelle prossime settimane.
Creiamoci delle nuove routine. La gestione della nostra casa e della nostra famiglia viene spesso delegata a figure estranee, allora riappropriamoci dei nostri spazi, prendiamo possesso della nostra casa e facciamoci aiutare dai nostri bambini e ragazzi. La casa è di tutti e tutti dobbiamo prendercene cura ognuno facendo la propria parte. Per cui dividiamoci dei nuovi compiti in casa, tenendo conto che, come insegna la scuola montessoriana, i nostri bambini possono eseguire un gran numero di faccende domestiche che noi neanche supponiamo o immaginiamo, così come potete ben vedere dall’immagine sottostante:


Oltre alle faccende domestiche, coinvolgiamo i nostri figli in attività creative, artistiche, musicali e facciamolo insieme a loro. Abbiamo la possibilità di reperire sul web molte attività da svolgere anche con i materiali che abbiamo in casa. Diamo vita alla creatività che è insita in ogni bambino e che spesso viene schiacciata da tutti i doveri, da tutti gli impegni di studio, sportivi, religiosi e quant’altro.
Noi adulti siamo terrorizzati dalla noia nostra e dei nostri figli. Innanzitutto dobbiamo imparare a scindere il nostro sentirci annoiati dal fatto che anche i nostri figli lo siano. Molte volte noi genitori supponiamo che i nostri figli si annoino e cerchiamo immediatamente di porre rimedio a questa eventualità riempiendo il tempo dei bambini e dei ragazzi di attività da svolgere.
Ma siamo sicuri che si stiano davvero annoiando?
Molti genitori, impegnati nel loro lavoro, ricevono un aiuto considerevole da alcune figure di riferimento (nonni, baby sitter) che in questi giorni vengono a mancare. Se da un lato questa situazione può causare confusione, disorientamento, nervosismo, agitazione dall’altro è un’occasione per conoscere i nostri figli in situazioni per noi nuove, durante il pomeriggio, talvolta anche al momento dei pasti. Per tutti i genitori che lavorano questa può essere l’occasione per “conoscere” ancora di più i propri figli, per osservarli, per ascoltarli.
Quindi, evitiamo il furore del fare per forza qualcosa, accettiamo la calma, accettiamo il tempo ampliato, accettiamo la noia come “desiderio di altra cosa”, come diceva il celebre psicoanalista francese Jacques Lacan. Desiderio di altra cosa, cioè il percepire una mancanza e mettere in moto un desiderio che dia il via a nuovi interessi e nuove attività.
I bambini, infatti, sanno benissimo come gestire la noia, il problema è che spesso non sono abituati a farlo, non sono abituati a non avere il tempo già organizzato per cui capiterà che vi chiedano “cosa faccio? Mi sto annoiando”. Non vi sostituite a loro, ma cercate di cogliere i loro interessi e incoraggiateli ad organizzare della attività in funzione di questi.
Ma non dimentichiamoci la scuola e i compiti. I dirigenti scolastici stanno cercando di fare il possibile per continuare le lezioni online, a distanza. I bambini e i ragazzi possono mostrarsi svogliati e demotivati. Possono pensare che tanto non vale la pena visto che non ci saranno interrogazioni e verifiche. Cercate il più possibile di aiutarli a cogliere che lo scopo dello studio non è quello di superare le verifiche ed avere i voti ma quello di apprendere, per cui date l’esempio e mostratevi interessati a quello che stanno studiando ed anche a questa nuova esperienza della scuola a distanza.
Non è facile, è più semplice a dirsi che a farsi ma sbracciamoci e per il bene di tutti iniziamo questa nuova partita!




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