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DOLCE NANNA Come rispettare la fisiologia del sonno dei neonati ed accoglierne il bisogno
DOLCE NANNA Come rispettare la fisiologia del sonno dei neonati ed accoglierne il bisogno Quando nasce un bebè, uno degli argomenti fondamentali, di grande interesse per i neogenitori, è il SONNO.
Il tema del sonno è molto controverso ed è affrontato seguendo varie scuole di pensiero.

In questo articolo cercheremo di far comprendere quale sia la fisiologia del sonno nel neonato, cosa i genitori possano fare per assecondare il bisogno del bambino di dormire, quali siano i fattori facilitanti e quelli che, invece, lo ostacolano.
Innanzitutto va sottolineato che il ciclo sonno-veglia di un bambino è differente dal ciclo sonno-veglia di un adulto.
Per entrambi, il sonno si suddivide in due fasi: la fase REM e la fase N-REM. La REM è una fase di sonno più leggero, è la fase in cui si sogna, la N-REM è la fase di sonno più profondo, che a sua volta è suddivisa in 4 sub-fasi, da 1 a 4 a seconda della profondità del sonno (la 4 è il sonno più profondo).
Mentre noi dormiamo alterniamo queste due fasi, con cicli continui che hanno una durata nell’adulto di circa 90’ e che sono composti all’80% da sonno profondo e solo al 20% dal sonno leggero. Ogni volta che si passa dalla fase 4 della N-REM alla successiva fase REM, attraversiamo un momento di “vulnerabilità” durante il quale, a seconda delle condizioni interne ed esterne (malesseri, rumori, fame, sete, etc.) possiamo avere dei risvegli. L’adulto, comunque, ha imparato nel corso del suo sviluppo a gestire questi momenti di “vulnerabilità”, attraverso un sistema di filtro e di conseguenza, se non ha dei risvegli, ha la sensazione di avere dormito ininterrottamente per tutta la notte.
Nei neonati il ciclo REM/N-REM dura circa 50’ e non 90’;inoltre, alla nascita, la percentuale di sonno REM e NREM è quasi sovrapponibile. Nel tempo, la fase REM inizia a decrescere: intorno ai tre/cinque anni (variabile da soggetto a soggetto), la fase del sonno che il bimbo trascorre sognando è all’incirca uguale a quella del resto della vita. Altra sostanziale differenza è che le fasi 3 e 4 del sonno profondo (NREM) si definiscono non prima del terzo mese di vita: per questo motivo è veramente difficile che, prima dei tre mesi, un bimbo dorma profondamente.
Nel bambino piccolo, quindi, i passaggi dalla fase N-REM alla fase REM, con l’inizio di un nuovo ciclo, avvengono ogni 50’, in più il bambino non ha ancora sviluppato un sistema di filtro dai rumori esterni, dalle sensazioni interne, per cui è molto probabile che possa avere dei risvegli alla fine di ogni ciclo di sonno. Il bimbo appena nato si addormenta in fase REM (che dura qualche minuto), per poi entrare nella fase NREM. Potrà svegliarsi in qualsiasi fase; per questo motivo, potrà accadere che alcuni suoi riposini durino anche mezz’ora. Possiamo, pertanto, affermare che la situazione con cui i genitori si incontrano non è quella di un bimbo che “non dorme mai”, ma che ha “continui risvegli”, risvegli dettati dalle caratteristiche neuroanatomiche di un qualsiasi neonato.

In conclusione, quindi, è assolutamente fisiologico che i bambini fino a 3 anni possano risvegliarsi molte volte durante la notte; quindi i risvegli non sono dei “disturbi” ma si verificano seguendo il normale sviluppo neurologico del bambino che, pian piano, gli permetterà di avere una struttura del sonno simile a quella dell’adulto.

Un’altra fase molto delicata è quella dell’addormentamento. Anche questo momento viene spesso vissuto con ansie, difficoltà, problematiche, che spesso innestano un circolo vizioso: il bambino presenta difficoltà ad addormentarsi, la mamma o il papà si innervosiscono, il bambino percepisce la tensione e le difficoltà aumentano.
Perché il bambino ha difficoltà ad addormentarsi?
Bisogna considerare che per il bambino questo è il momento in cui si separa dalla mamma, in cui avviene il distacco dalle attività svolte durante il giorno e dalle persone per lui importanti, per cui è molto probabile che possa esserci un’ansia da separazione che viene manifesta con nervosismo, irritabilità, pianto.
È importante, quindi, che i genitori abbiano un atteggiamento calmo e rassicurante, in modo da far rilassare il bambino e fargli affrontare questo momento in maniera più serena, al fine di garantirgli anche una buona qualità del sonno.

Per far questo, i genitori possono usare dei piccoli accorgimenti che facilitino il sonno, tenendo conto di alcuni fattori facilitanti quali:
• un ambiente sereno e privo di stimoli eccitanti (tv, confusione, etc.)
• un rituale da ripetere ogni sera
• la voce della mamma o del papà (racconto di favole e ninna nanna)
• il contatto fisico (essere cullati)
• il co-sleeping
• alcuni alimenti (primo tra tutti il latte)
• un bagnetto rilassante
• il massaggio infantile
• ascoltare ciò che il bimbo ha da raccontare durante il suo addormentamento
• conforto e rassicurazione

Vi sono, altresì, dei fattori che ostacolano il sonno e che rendono la fase dell’addormentamento ancora più difficoltosa:
• attività stimolati e eccitanti (giochi, tv, etc.)
• un ambiente carico di tensione e nervosismo
• alcuni alimenti (ad esempio lo zucchero bianco raffinato, i coloranti, addittivi, glutammato monopodico, aspartame)
• pianto ignorato
• ambiente troppo caldo
• patologie anche lievi (dolori da dentizione, otiti, coliche)
• ambiente sconosciuto
• stress da separazione dalla figura materna o da altre figure stabili di riferimento
• sottoporre il bimbo a troppi cambiamenti contemporaneamente (inserimento al nido, spannolinamento, cambio stanza,…)

Infine un accenno alla frase che comunemente le mamme si sentono ripetere: “ha scambiato il giorno per la notte”. Questa frase non ha alcun fondamento scientifico nei neonati, poiché la regolazione dei ritmi circadiani (l’alternanza sonno/veglia) non è presente fin dalla nascita, ma si va sviluppando man mano che il bambino cresce e man mano che aumenta la produzione della melatonina, la sostanza che regola il ciclo sonno/veglia. L’unico accorgimento, allora, che si può mettere in atto è quello di esporre il bambino alla luce del sole durante le ore del giorno, poiché i raggi solari stimolano la produzione di melatonina.

In conclusione, ciò che spesso viene chiamato “Disturbo del sonno” con una connotazione negativa e patologica (Disturbo), in realtà è soltanto il normale ritmo dei bambini, è il normale sviluppo fisiologico relativo ad uno dei bisogni primari. Questo ritmo, spesso purtroppo, non è in linea con i ritmi di vita degli adulti, sempre più frenetici e legati agli orari da rispettare; a causa di ciò, qualcosa che è assolutamente sano e fisiologico, solo perché non segue i ritmi che la nostra società ci impone, diviene patologico e da “curare”.

Potremmo concludere, quindi, affermando che i bambini ci donano “L’elogio della lentezza” e noi dovremmo esser capaci di ricevere questo dono, di apprezzarlo e di valorizzarlo.

Dott.ssa Roberta La Barbera, Psicologa e Psicoterapeuta
Dott.ssa Rossella Russo, Ostetrica

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